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Un’alimentazione sana e sostenibile quanto costa?


Che la dieta mediterranea sia la più sana per l’uomo, in termini nutrizionali, e anche per il pianeta, in termini d’impatto ambientale, ormai non è più una novità. Ma siccome quando si parla di sostenibilità non si deve tenere conto solo dell’ambiente naturale e sociale, ma anche dell’economia – e il settore alimentare non può fare eccezione – per poter definire “sostenibile” la dieta mediterranea è necessario valutare quanto essa incida sul “portafoglio”, confrontandola con altre soluzioni alternative.
Quindi, in un momento come quello attuale, caratterizzato da un calo del reddito disponibile delle famiglie, la domanda critica a cui dare risposta è: quanto si deve spendere in più per essere responsabili? Da una prima valutazione eseguita dal BCFN e riportata sull’ultimo position paper Doppia Piramide 2012: favorire scelte alimentari consapevoli, prendendo due città campione e i relativi prezzi riportati in un definito periodo, emerge un dato preliminare positivo che riguarda l’Italia: mangiare in modo equilibrato, oltre ad avvantaggiare la propria salute e l’ambiente, può fare anche risparmiare qualcosa (50 €/settimana a persona rispetto a 53).
La situazione è ovviamente complessa e infatti si hanno situazioni contrastanti. Secondo Adam Drewnowski, Direttore del Center for Public Health Nutrition e Professore di Epidemiologia, School of Public Health dell’Università di Washington, intervenuto all’ultimo BCFN Talks, negli USA i cibi ad alto contenuto energetico, quindi particolarmente calorici (anche se con bassa qualità nutrizionale), contenenti zuccheri e grassi aggiunti, presentano prezzi al consumo più bassi. Mentre il costo per calorie di cereali integrali, frutta e verdura, è generalmente più elevato. Anche se la differenza di prezzo può ridursi molto, scegliendo bene gli alimenti con il miglior rapporto tra costo e contenuto nutritivo, la variabile economica potrebbe in parte spiegare perché in molti paesi le persone a basso reddito non riescono a seguire le linee guida per una sana alimentazione.
Però, suggerisce Barbara Burlingame, Principal Officer della Divisione Alimentazione e Protezione dei Consumatori, Organizzazione delle Nazioni Unite per l’Alimentazione e l’Agricoltura (FAO), anch’essa tra i relatori del BCFN Talks, sarebbe bene porsi anche un’altra domanda: quanto costa mantenere una dieta meno sostenibile e apparentemente più economica? La risposta è: “molto”, sia a livello personale, prova ne sono gli elevati tassi di malattie croniche legate al cibo e allo stile di vita non corretto, che planetario, basti pensare ai diversi impatti ambientali che le diverse categorie alimentari generano. Difficile quindi non essere d’accordo sul principio generale che mangiare bene conviene a tutti. Ma allora perché così tanti continuano a mantenere o ad adottare diete scorrette? “Qualche miglioramento lo si vede. Per esempio, il consumo di zucchero tra bambini e adolescenti Usa è in calo, e nel paese il tasso di obesità si è stabilizzato da 10 anni” sottolinea Drewnowsky, ma è indubbio che la strada da fare è ancora molto lunga. E non passa solo attraverso l’impegno personale: “noi ci illudiamo che le scelte alimentari siano autonome – spiega Claude Fischler, Direttore del Centro Edgar Morin e membro dell’Advisory Board del BCFN – ma in realtà noi mangiamo in base alquartiere dove viviamo, alla cultura della nostra famiglia o della nostra classe sociale, al livello di scolarizzazione, a quello che viene proposto dalle aziende. Sul nostro stile di vita alimentare contano moltissimo le mense, i ristoranti e soprattutto i supermercati, dove transita una percentuale altissima di ciò che finisce nel nostro piatto”.
Al tema “Buono per te, sostenibile per il pianeta: il modello della doppia piramide alimentare e ambientale” sarà dedicato un workshop del 4° International Forum on Food and Nutrition, in programma presso l’Università Luigi Bocconi di Milano il 28 e 29 novembre. I relatori che prenderanno parte a questa sessione sono:
  • Alejandro Martínez Berriochoa, Director, Fundación Eroski, Spagna
  • Barbara Buchner, Direttrice, Climate Policy Initiative Europe; membro dell’Advisory Board, Barilla Center for Food & Nutrition
  • Gabriele Riccardi, Professore di Endocrinologia e Malattie del Metabolismo, Università di Napoli “Federico II”; Past President, Società Italiana di Diabetologia (SID); membro dell’Advisory Board, Barilla Center for Food & Nutrition
  • Barbara Burlingame, Principal Officer della Divisione Alimentazione e Protezione dei Consumatori, Organizzazione delle Nazioni Unite per l’Alimentazione e l’Agricoltura (FAO)

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