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Mangiare nel 2030

Come e cosa mangeremo tra vent’anni? “Fare previsioni è difficile. Soprattutto se riguardano il futuro” disse nel secolo scorso Niels Bohr, premio Nobel per la fisica. Di certo è più facile farle se si ha consapevolezza dei macro trend in atto, quelli che – pur non riferendosi specificamente al mondo food – è ragionevole supporre che condizioneranno sempre di più i nostri stili di consumo. Di questi, nell’ultimo paper “Mangiare nel 2030 – Il futuro dell’alimentazione tra stili di vita e innovazione”, il BCFN ne individua i principali.
Si parte dall’evoluzione demografica (invecchiamento della popolazione, nuclei monocomponente, immigrazione, ruolo della donna, ecc.); per proseguire con i nuovi equilibri geo-politici (spostamento del potere e dell’influenza culturale, dall’Occidente all’Oriente, dall’Oceano Atlantico all’Oceano Pacifico); la connettività totale (democraticità e diffusione dell’informazione, istantaneità); la focalizzazione sugli aspetti ambientali (basti pensare al climate change e al grande impatto dell’uomo in termini di emissione di gas serra); e infine le cosiddette tecnologie GRIN (genetica, robotica, internet, nanotecnologie).
La valutazione delle diverse forze che verosimilmente scaturiranno dall’azione combinata di tutti questi fenomeni globali, hanno indotto il BCFN a ipotizzare ben 13 tendenze che modificheranno – talvolta in modo decisamente ù contraddittorio – la nostra alimentazione nei prossimi anni:
  • Ricerca del piacere. Che si manifesta con il raggiungimento di un senso di appagamento e soddisfazione tramite l’esperienza culinaria. Tale soddisfazione presuppone l’appagamento dei bisogni sensoriali, in particolar modo (ma non solo) del gusto.
  • Attenzione alla salute. L’alimentazione oggi non è più legata esclusivamente al bisogno di nutrimento, bensì al miglioramento del complessivo benessere delle persone.
  • Orientamento al passato. Che si identifica con la memoria e implica il ricordo e la preservazione delle tradizioni radicate in uno specifico contesto socio-geografico. Grazie alla memoria è, infatti, possibile conservare nel tempo e valorizzare le tradizioni culinarie di un determinato luogo.
  • Orientamento al futuro. Riconducibile all’ampliamento dell’offerta, tramite l’invenzione di nuovi alimenti, pietanze e stili culinari che si pongono l’obiettivo di proporre soluzioni alle sempre più sentite criticità che turbano l’attuale scenario alimentare.
  • Tecnologia. Le persone sono sempre più critiche ed esigenti nel cercare di assecondare i loro nuovi comportamenti di consumo. Da ciò nascono, per esempio, i cibi “funzionali” e tutte quelle tecniche in grado di velocizzare le procedure di acquisto e di preparazione alimentare.
  • Naturalità. Ossia la tendenza volta a riscoprire la natura e i prodotti naturali, e che va identificata con il tratto distintivo della semplicità, percepita come riduzione al minimo interventi e delle manipolazioni nelle varie fasi della filiera agricola.
  • Globalizzazione dei sapori. In particolare, lo scambio tra culture alimentari, che si oppone alla singolarità e alla distintività del cibo esclusivamente locale e regionale.
  • Cibo locale e regionale. Interesse al rapporto tra cibo e territorio, inteso in questo caso come prossimità tra il luogo di produzione e quello di consumo di un alimento per una presunta garanzia di autenticità.
  • Cibo prodotto “di lusso”. Una parte dei consumatori risulta essere più spesso disposta a pagare prezzi superiori alla media per acquistare quei prodotti che rispondono ai requisiti dell’autenticità e della naturalità, come gli alimenti prodotti localmente e i cibi biologici.
  • Cibo prodotto “low-cost”. Uno degli effetti conseguenti alla recente situazione economica, alla quale si unisce anche l’incremento dei prezzi sui mercati delle materie prime agricole, favorisce l’aumento degli acquisti nei discount alimentari.
  • Velocità. Da anni gli individui conducono una vita sempre più caratterizzata dalla scarsità di tempo a disposizione sia per se stessi sia per le proprie famiglie. Ne conseguono una riduzione del tempo dedicato alla cucina e ai pasti e, allo stesso tempo, la variazione delle modalità e delle tipologie di acquisto.
  • Individualizzazione. Sempre più spesso negli ultimi tempi il cibo viene assunto in modo individuale e nel minor tempo possibile. L’alimentazione sta progressivamente perdendo i caratteri di ritualità nella preparazione dei pasti e di socialità.
  • Sostenibilità. Maggiore attenzione da parte delle persone alle tematiche della sostenibilità, con la conseguente richiesta alle imprese del settore alimentare di una crescente responsabilità nei confronti della tutela dell’ambiente e della qualità dei prodotti.
Al tema “Mangiare nel 2030: il futuro dell’alimentazione tra stili di vita e innovazione” sarà dedicata una sessione plenaria del 4° International Forum on Food and Nutrition, in programma presso l’Università Luigi Bocconi di Milano il 28 e 29 novembre. I relatori che prenderanno parte a questa sessione sono:
  • Richard Watson, Scrittore, autore e futurologo
  • Claude Fischler, Direttore della Ricerca, CNRS; Direttore, Centre Edgar Morin, Francia; membro dell’Advisory Board, Barilla Center for Food & Nutrition
  • Antonia Trichopoulou, Direttrice, World Health Organization Collaborating Center for Nutrition al Dipartimento di Igiene ed Epidemiologia, School of Medicine, Università di Atene
  • Ajay Vashee, Presidente Onorario, Southern African Confederation of Agricultural Unions – SACAU, Zambia; già Presidente, International Federation of Agricultural Producers – IFAP, Zambia
  • Franck Riboud, Chairman and Chief Executive Officer di Danone
  • Guy Wollaert, Senior Vice President e Chief Technical Officer di Coca-Cola Company

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