Sprecare il cibo è male. Ormai lo sappiamo. Ma non a tutti sono chiare le dimensioni del fenomeno, che ben lungi dal riguardare le sole famiglie, si estende lungo l’intero ciclo di vita dei prodotti alimentari. Si inizia dai campi dove le perdite sono dovute a limiti nelle tecniche di coltivazione, raccolta e conservazione, a inefficienze logistiche e infrastrutturali (soprattutto nei PVS), ovvero a semplici opportunità di mercato (alcune norme non rendono commerciabili prodotti che non sono in linea con una certa normativa, o che non rispecchiano determinati parametri estetici).
Poi si prosegue nel trasporto, nella fase di trasformazione industriale, per proseguire nei negozi e, infine, nel frigorifero. In Europa, il 42% degli sprechi alimentari avviene nella fase di consumo domestico: gettiamo ogni anno 108 Kg a testa di cibo in Italia, 110 Kg in Gran Bretagna e 99 Kg in Francia. Fatti tutti i conti, alla fine sappiamo che a livello globale tra il campo e la tavola si perde circa il 30% di ciò che viene seminato o allevato, pari a circa 1,3 miliardi di tonnellate di cibo ogni anno. I danni? Non solo di tipo sociale, la FAO ci ricorda che la quantità di cibo che finisce tra i rifiuti nei Paesi industrializzati (circa 220 milioni di tonnellate) è pari alla produzione alimentare disponibile nell’Africa sub- sahariana – ed economico, basti pensare a quanto valore finisce nelle discariche o rimane sui campi, o al denaro che sprechiamo buttando via il cibo, costo che in Italia ammonta a circa 450 Euro annuali per famiglia, ma anche per la salute. Infatti, nell’elaborazione fatta da BCFN, tra i modi per sprecare il cibo c’è anche la sovralimentazione: ossia tutti quegli alimenti che non finiscono nelle discariche ma “sui fianchi” o nel “giro vita” dei consumatori. Un tempo questo poteva essere percepito come un problema di ordine estetico – tra l’altro molto ben accettato in epoche passate, quando si pensava che i chili di troppo fossero indicatore di benessere – mentre oggi sappiamo che il grasso è un rischio. Essere in sovrappeso vuol dire aumentare la probabilità di sviluppare alcune patologie (come malattie cardiovascolari, ipertensione e diabete), e ridurre quindi la speranza di vita. Cosa fare? Ingurgitare gli avanzi per non buttarli nella pattumiera non è la giusta soluzione. Occorre diventare più abili nel programmare gli acquisti, fare attenzione alla data di scadenza degli alimenti, e decidere con saggezza quanto e cosa portare a tavola. Di certo le promozioni 3X2 e i cibi a elevata densità energetica, magari consumati davanti la TV, non sono la strada migliore.
Al tema spreco saranno dedicate due sessioni, una plenaria e un workshop, del 4° International Forum on Food and Nutrition, in programma presso l’Università Luigi Bocconi di Milano il 28 e 29 novembre. La sessione plenaria “Ridurre lo spreco alimentare: un’opportunità da cogliere. Gli impatti economici e sociali dello spreco alimentare” avrà come ospiti:
- Jan Lundqvist, Senior Scientific Advisor, Stockholm International Water Institute – SIWI;
- Ellen Gustafson, Co‐fondatrice, FEED Foundation; Fondatrice ed Executive Director, 30 Project, USA, membro dell’Advisory Board, Barilla Center for Food & Nutrition;
- Carolyn Steel, Food Urbanist ed Autrice di “Hungry City”;
- Danielle Nierenberg, Project Director di “Nutrire il pianeta”, Worldwatch Institute;
- Selina Juul, Fondatrice Stop Wasting Food.
Il workshop dal titolo “Spreco alimentare: best practise e casi di successo” vedrà come protagonisti:
- Davide Paolini, Giornalista al Gruppo 24 Ore;
- Andrea Segrè, Presidente di Last Minute Market, Preside della Facoltà di Agraria, Università di Bologna, advisor del Barilla Center for Food & Nutrition;
- Tristram Stuart, Esperto di spreco alimentare, Scrittore ed Attivista;
- Marco Lucchini, Direttore Generale, Fondazione Banco Alimentare ONLUS;
- Guillaume Bapst, Direttore e fondatore, ANDES ‐ Association Nationale de Dévelopement des Epiceries Solidaires;
- Valerio De Molli, Portavoce del Barilla Center for Food & Nutrition, Managing Partner, The European House-Ambrosetti.
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