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Le contraddizioni alimentari del nostro pianeta

Fin da piccoli ci hanno insegnato che, in vaste zone del Sud del Mondo, “i bambini muoiono di fame”. Sembrava quasi uno spauracchio, inventato dai nostri genitori per farci mangiare e dalle maestre, per tentare di sensibilizzarci. 
Non c’era motivo di non credere che fosse vero, come infatti è, tuttora. 

Col passare degli anni, lo spauracchio si è trasformato in riflessione, fino all’improvvisa consapevolezza che, per ogni zona della Terra dove si muore di fame, ce n’è una dove il cibo non solo è sufficiente a sfamare tutti, ma è addirittura prodotto in eccesso e gettato via. 

Basta accendere la TV a qualsiasi ora del giorno, per incappare in qualche programma culinario, dove, sicuramente, i piatti preparati non saranno consumati, perché la cosa più importante è il modo in cui sono stati cucinati, non il loro effettivo scopo. 

Ogni anno, nel mondo occidentale, si sprecano, dunque, 1,3 miliardi di tonnellate di cibo e di acqua. Una cifra esorbitante, solo a pensarci.
E tra i moltissimi problemi che questo spreco crea, c’è anche quello ambientale, cioè le emissioni di CO2 che il cibo gettato via, emette per il suo smaltimento. 

Ma allora, quale soluzione si può trovare a un tale scempio? Come si possono riequilibrare la produzione e il suo consumo?
L’unica risposta è: educare i giovani a riconoscere il valore del cibo, trasformandoli nei consumatori consapevoli del domani. 

Scegliendo i prodotti del territorio, s’influenza la produzione. 
Optando per confezioni riciclabili, si sostiene l’ambiente.
Non esagerando col cibo, si aiuta se stessi a conservare una forma fisica ottimale.

Ma tutte queste azioni devono partire dal consumatore, dal suo modo di approcciarsi alla spesa, dalle scelte che farà al supermercato, come al negozio sotto casa. 
La soluzione è dunque, trasformare il cibo “da diritto in dovere”: il dovere di rispettarlo, il dovere di farlo arrivare anche dove, di solito, non arriva, il dovere di approvvigionarsene in maniera corretta e intelligente. 


Sono già parecchie le associazioni che si battono in nome del cibo e del suo rispetto, ma senza la consapevolezza del consumatore, la situazione mondiale non potrà cambiare. 

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